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Sabato e domenica al Teatro dell'Acquario

sabato 23 febbraio alle 21,00
domenica 24 febbraio alle 18,00
al Teatro dell’Acquario di Cosenza

Testi Girolamo Cuticchio, Giacomo Cuticchio
Pupari Francesco Cuticchio, Teresa Cuticchio
Cantastorie e adattamento musicale Salvo Meccio
Cuntastorie Giacomo Cuticchio
Musicista Vittorio Catalano
Regia Giacomo Cuticchio

Lo spettacolo faceva parte del repertorio alternativo a quello epico-cavalleresco e, nei teatrini dell’opera dei pupi nel palermitano, era un evento molto atteso dal pubblico.

 

La storia è tratta dalle famose vicende del bandito d’Aspromonte che alla fine dell’800 riempì le cronache dei giornali e divenne uno dei tanti pezzi forti dei cantastorie. Giacomo Cuticchio rielabora il copione originale, tramandatogli dal padre, non tanto nei testi, che non necessitano di alcuna rivisitazione, carichi di sapienza come sono e di quella forza espressiva affinata in quasi un secolo, bensì partendo dall’idea che questo spettacolo era uno dei capolavori comune sia al teatro dei pupi, ai cuntastorie e ai cantastorie.

 

Pertanto ha cercato di unire le tre tecniche rappresentative di notevole identità e carica espressiva, che hanno incantato sin dai tempi più remoti e, con equilibrio, condurre lo spettatore all’interno di questa appassionante storia, senza quasi fargli accorgere delle diversità di tecniche adoperate. Di notevole rilevanza è la canzone scritta in quel periodo, di cui la compagnia ne conserva una copia originale, elaborata dall’esperienza del musicista e cantatorie Salvo Meccio che “dal vivo” la lascerà intervallare nei punti salienti dello spettacolo. Il cunto non è solo il racconto.

 

E’ l’occhio della sapienza popolare la quale, davanti ai misteri della storia, ha sempre un suo punto di vista, a volte leggendario, altre volte così naturale e ovvio. Parte della storia viene affidata ai pupi, rigorosamente in costumi d’epoca (tra cui i carabinieri, la corte del processo, i carcerati, etc), i quali, grazie alla maestria dei pupari Francesco e Teresa Cuticchio, escono fuori dal boccascena tipico dell’Opera dei Pupi, affinché l’azione scenica dello spettacolo si sviluppi su tutto il palcoscenico, quasi a voler trovare un punto di incontro, oltre che con gli altri elementi “che raccontano”,anche con lo spettatore; esso può così stupefarsi non solo dal pupo che si anima, ma anche dalla preziosa abilità “a vista” dei pupari stessi. Lo spettacolo, sia per il tema trattato, che per l’impatto visivo, attrae fin dalle prime battute; esso risulta un modo nuovo di fare teatro, ripresentando quelle tecniche tradizionali, sempre in grado di ammaliare e fondendole sapientemente, senza nostalgici revival .

Maria Luisa Garofalo
p. Centro R.A.T./Teatro dell'Acquario

Centro R.A.T./Teatro dell'Acquario
Via Galluppi 15/19
87100 Cosenza
tel. e fax 0984.73125
www.teatrodellacquario.com
cratcs@tin.it

 

 

     

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