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Grotta
della Monaca è situata nel comune di Sant’Agata di Esaro,
nel settore nord-occidentale della regione Calabria
(Italia meridionale). La cavità domina con un maestoso
ingresso (600 metri di altitudine s.l.m.) l’alta valle
del Fiume Esaro, ubicata a poca distanza dal Mar
Tirreno. Essa si sviluppa nei calcari dolomitici del
Trias per 355 metri attraverso ambienti dalla volumetria
e morfologia molto diversificate (gallerie, sale,
cunicoli).
La grotta contiene abbondanti mineralizzazioni di ferro
e, in quantità minori, di rame. Il minerale di ferro più
rappresentato è un idrossido, la goethite, che si può
rinvenire isolato oppure associato ad un altro
idrossido, la lepidocrocite. La goethite è osservabile
ovunque, dall’ingresso della cavità fino agli ambienti
più interni e lontani dalla superficie. Tra gli altri
minerali di ferro presenti ricordiamo l’ematite, un
ossido, e la yukonite, un arseniato idrato di ferro e
calcio.
Le mineralizzazioni di rame compaiono invece
esclusivamente nei settori terminali del sistema
sotterraneo, manifestandosi con evidenti chiazze di
colore verde e, meno frequentemente, bluastro. Esse sono
ascrivibili principalmente a carbonati, malachite e
azzurrite, anche se a volte, soprattutto al suolo,
possono essere associate a fosfati quali ad esempio la
brochantite, la libethenite e la sampleite.
Queste
risorse minerarie hanno condizionato fortemente il
rapporto tra l’uomo e la grotta, sicché quest’ultima è
stata a più riprese frequentata, durante la Preistoria,
per l’acquisizione tanto dei minerali ferrosi quanto di
quelli cupriferi. La prima mineralizzazione ad essere
coltivata è stata la goethite, sfruttata sin dal
Paleolitico superiore nei pressi dell’imbocco della
grotta. Qui sono stati rinvenuti diversi strumenti in
selce all’interno di fratture rocciose originariamente
ricolme dell’idrossido ferroso. La frequentazione
paleolitica è provata anche dalla scoperta, negli stessi
livelli, di un’ulna umana sistemata intenzionalmente
dentro una fossetta scavata nella goethite e poi
ricoperta da un macigno calcareo. Quest’ulna, datata col
radiocarbonio, ha restituito una data calibrata di
20.000 anni da oggi.
Chiare attestazioni di una successiva estrazione della
goethite sono evidenti all’interno della grotta e
rimandano a fasi estrattive collocabili tra la fine del
V e gli inizi del IV millennio a.C.
Mazzuolo scanalato rinvenuto al suolo
Gli strumenti impiegati per la coltivazione degli
idrossidi di ferro hanno lasciato numerose impronte di
scavo, a volte eccellentemente conservate, sulle
superfici dei filoni mineralizzati. Si riconoscono colpi
di piccone in palco di cervo e in corno di capra, ma
anche le tracce di vere e proprie “palettate” forse
derivate dall’utilizzo di scapole di suino.
Allo sfruttamento degli idrossidi ferrosi si sovrappone,
nel corso del IV millennio a.C., una coltivazione
diretta con ogni evidenza all’approvvigionamento dei
minerali di rame, in primo luogo della malachite.
L’interesse verso i minerali di ferro o di rame è
riflesso in una variazione dello strumentario da scavo.
Ad un’utensileria costituita originariamente da picconi
in palco di cervo e da altri utensili in osso se ne
affianca presto una nuova, rappresentata da mazze in
pietra provviste di più o meno vistose scanalature
(asce-martello, mazzuoli, picconi). La scanalatura
serviva ad ospitare un manico di origine vegetale, che
non si è conservato perché deperibile. Finora sono stati
rinvenuti 45 esemplari di tali strumenti scanalati in
pietra.
Non sappiamo a quali usi fossero destinate le risorse
minerarie estratte nella cavità né tantomeno dove
venissero portate: a tutt’oggi non sono noti luoghi del
territorio preposti alla lavorazione e alla
trasformazione di questi minerali.
Lo sfruttamento minerario preistorico di Grotta della
Monaca si conclude nel corso dell’età del Bronzo (II
millennio a.C.), allorché i settori più interni della
cavità vengono utilizzati per motivi funerari. Una
ripresa della coltivazione degli idrossidi ferrosi
avviene in epoca post-medievale, quando sono scavate con
picconi metallici estese gallerie artificiali nella
parte iniziale della grotta.
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