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Il Castello di Murat - Pizzo Calabro
Eretto nella seconda metà del XV secolo da Ferdinando I D'Aragona a
difesa del Regno, il Castello di Pizzo, che si erge sulla parte
occidentale della cittadina consacrata a S.Giorgio, è costituito da un
massiccio corpo quadrangolare con due torrioni cilindrici angolari di
cui la torre grande, detta torre maestra, è di origine Argioina (1380
circa).
Il
Maniero, dalla parte che si affaccia sul mare, scende
perpendicolarmente sulla rupe, dall'altra, una strada ha oggi
preso il posto del preesistente fossato che lo circondava e sul
quale un ponte lavatoio ed una porta, ne consentivano l'accesso.
Secondo una descrizione cinquecentesca, oltrepassata la porta si
giungeva ad un piccolo cortile, alla cui destra, si trovava la
zona carceraria costituita da quattro camere ed a sinistra, le
casematte con le vettovaglie, Dal cortile, attraverso una scala,
si saliva alla parte superiore ove erano dislocate otto stanze.
La fortezza era altresì dotata di pianterreni è camminamenti
interni che portavano anche fuori città. Essendo stata costruita
allo scopo di difendere la costa dai barbareschi, durante
l'occupazione Francese, gli fu aggiunta una batteria a mare, a
difesa della spiaggia, detta Monacella.
Oltre a pochi elementi decorativi in pietra, le mensole residue
nel torrione di nord-ovest e le piccole feritoie delle
archibugiere, è presente sulla chiave di volta, che, sormonta il
portone d'ingresso, lo stemma marmoreo della casa Infantado ed
una lapide dedicata al re Gioacchino Murat alla cui fucilazione
deve la fama il Castello e la città di Pizzo.
Verso la fine del XV secolo, "la terra del Pizzo", e quindi il
suo Castello, per la cui costruzione ci vollero oltre quattro
anni ed il contributo dei centri vicini, passò dalla casa
d'Aragona a quella dei Sansaverino. Successivamente nel 1505
Ferdinando il Cattolico lo cedette a Diego De Mendoza, generale
delle Galee, per l'aiuto dato da questi alla Corona di Spagna e
da lui, per successione, detti beni passarono alla casa dei
Silva, alla quale apparteneva il Duca dell'Infantado che lo
tenne sino al 1806 anno in cui, per Decreto del Re Giuseppe
Napoleone, fu abolita la feudalità.
Nelle sue sale, si svolse l'avvenimento che - come dice A.Dumas
- fece divenire Pizzo "una delle stazioni omeriche dell'Iliade
napoleonica". Giocacchino Murat, re di Napoli e cognato di
Napoleone, in un estremo tentativo di riconquistare il regno di
Napoli, sbarcò alla marina di Pizzo domenica 8 ottobre 1815,
tentando di far sollevare la popolazione contro Ferdinando IV di
Borbone.
Ma il tentativo non riuscì. Giocacchino e il suo piccolo
drappello furono sopraffatti e rinchiusi nel castello, dove, 5
giorni dopo, a seguito di un precesso sommario, il re venne
condannato a morte dalla Commissione Militare disposta per forza
di legge dal Governo Borbonico.
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