Guida Turistica di Vibo Valentia
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FESTE E SAGRE A VIBO VALENTIA
Festa S.Patrono: San Leoluca l'1 Marzo; Opera Sacra:
suggestiva rappresentazione per la vie della città della
passione e della Crocifissione di Gesù; Le Vare: processione
di statue lignee settecentesche della Passione di Gesù portate
a spalla dai Confratelli della Congrega del Rosario; Venerdì
Santo; La Desolata: dalla Chiesa di San Giuseppe precessione
della statua della Desolata accompagnata da un'enorme folla di
fedeli; L'Affruntata: Domenica di Pasqua; Festa di Sant'Anna
nel Parco adiacente la Chiesetta della Madonnella il 26
Luglio; Carnevale estivo l'ultimo Sabato d'Agosto; Festa della
Madonna del Rosario con Fiera la prima Domenica di Ottobre;
Fiera di S.Lucia il 13 Dicembre.
Feste & Sagre in Provincia di Vibo Valentia |
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VIBO VALENTIA
La
città, divenuta in epoca imperiale Vibo Valentia, fu
fortificata in seguito dai bizantini, e devastata nel IX e X
secolo dai saraceni. Riedificata da Federico II di Svevia, dal
1239 venne chiamata Monteleone (nome probabilmente usato già
in epoca normanna, che mantenne fino al 1928). Dal 1420 fu per
secoli signoria di famiglie feudali. Dopo il periodo
napoleonico e il ritorno dei Borbone, Monteleone decadde, ma
prese parte ai moti del 1848. Le truppe di Giuseppe Garibaldi
vi entrarono nell'agosto 1860.
Vibo Valentia è suddivisa in due parti dalla sua tessitura
urbanistica: in basso, la città settecentesca e moderna, a vie
rettilinee; in alto, il nucleo medievale, con stradette
tortuose e ripide, spesso a gradinate. |
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Fuori città, a nord-est,
si trova uno dei maggiori segmenti delle mura greche di
Hippónion, del V-IV secolo a.C., a grandi blocchi (vicino, la
base di un tempio dorico coevo e il belvedere Grande, dal
quale la vista spazia dal Capo Palinuro all'Etna).
In alto, sul ciglio superiore del ripiano, è il Castello, di
origine normanna con vari interventi successivi, che ospita il
Museo archeologico statale, dove sono conservati reperti
locali preistorici, protostorici, greci e romani, fra cui una
laminetta in oro del V-IV secolo a.C. Nella parte alta si
trovano inoltre il quattrocentesco Palazzo Romei e la chiesa
di San Michele, rinascimentale di forme toscane, del 1519.
Nella città bassa sorgono il Duomo, barocco (costruito fra il
1680 e il 1723), con tre statue cinquecentesche di Antonello
Gagini e, nell'ex convento del XV-XVI secolo, detto
Valentianum, i musei d'arte sacra e dell'emigrazione.
L'economia si basa prevalentemente sul commercio dei prodotti
del circostante territorio agricolo (cereali, olive, uva,
agrumi), che si vale anche dell'attivo porto di Vibo Valentia
Marina, dove si trovano industrie alimentari, chimiche,
meccaniche e di materiali da costruzione. La provincia, nata
nel 1996, che comprende cinquanta comuni ed è collinosa e in
minor parte montagnosa, è dedita, oltre che all'agricoltura,
alla pesca, a vario artigianato e all'attività turistica
balneare. |
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FOTOGRAFIE
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TURISMO VIBO VALENTIA - MARINA
È sicuramente la voce più
importante dell'economia della Provincia di Vibo. Sono
presenti centri costieri quali Tropea, Pizzo e Capo
Vaticano (Ricadi), dotati di importanti strutture
alberghiere e villaggi vacanze atti ad accogliere flussi
turistici di ogni tipo. Qui, sulla costa tra Briatico e
Capo Vaticano il mare è forse tra i più cristallini
della Calabria con stupendi tramonti sullo sfondo delle
Eolie (in particolare Stromboli). L'ottima cucina locale
a base prevalente di pesce completa degnamente la
vacanza. Scriveva il poeta Giuseppe Berto vissuto a Capo
Vaticano:
« Appena la vidi seppi che quella terra, dalla quale si
scorgevano magiche isole era la mia seconda terra, e qui
sono venuto a vivere. Sto su un promontorio alto sul
mare e un panorama stupendo »
Meritano una sosta la baia di S. Irene e la spiaggia di
Zambrone. Su questa costa, per la sua natura sabbiosa, è
possibile la pesca dei surici (Pesce pettine) che si
gustano in particolare nel più noto ristorante di Pizzo
Calabro. Non può mancare a questo punto un eccellente
dessert a base dei famosi gelati, semifreddi e tartufi.
Andando verso l'entroterra cambia il paesaggio e ci si
addentra verso l'altopiano ed il Parco Naturale
Regionale delle Serre, interessante da segnalare l'oasi
del lago Angitola. Degna di nota nei piccoli paesi sulla
strada delle Serre (Soriano e Sorianello) la lavorazione
del vimine e della ceramica. Si arriva a Serra San Bruno
dove non si può perdere una visita guidata dagli stessi
monaci alla Certosa, una delle più interessanti e
sicuramente la più antica esistente in Italia.
LUOGHI D'INTERESSE ARTISTICO,
STORICO E CULTURALE
Castello normanno-svevo
castello normanno - svevo Santa Maria Maggiore e San LeolucaIl castello sorge dov'era ubicata probabilmente l'Acropoli di Hipponion che in parte si estendeva pure sulla collina vicina. Nonostante la prima fase di costruzione della struttura venga volgarmente attribuita all'età Normanna, in realtà, come confermano alcuni studi, essa risale al periodo Svevo quando Matteo Marcofaba governatore della Calabria venne incaricato da Federico II di ripopolare e favorire lo sviluppo della la città.
Il castello venne ampliato da Carlo d'Angiò nel 1289 quando assunse più o meno un aspetto simile a quell'odierno.
Fu rafforzato dagli Aragonesi nel XV secolo ed infine rimaneggiato dai Pignatelli tra il XVI-XVII sec, perdendo quasi del tutto la funzione militare e assumendo invece quella di abitazione nobiliare . Il secondo piano fu demolito di proposito, in quanto pericolante, a causa dei danni riportati dopo il terremoto del 1783. Il castello presenta oggi delle torri cilindriche, una torre speronata ed una porta ad un'arcata di epoca angioina. È oggi sede del Museo archeologico statale.
Mura di Hipponion
In località "Trappeto Vecchio" a pochi passi dall'imponente cimitero, si trovano i resti di una parte del tracciato delle mura di Hipponion di circa 350 m. Queste erano lunghe in origine circa 7,5 km. Il tratto visitabile è stato messo in luce dall'archeologo Paolo Orsi fra il 1916 e il 1921. Sono state riconosciute 6 fasi costruttive di cui, a parte la prima del VI secolo a.C., tutte le altre sono costruite con blocchi ciclopici squadrati di arenaria e calcarenite. Delle ultime due fasi rimangono, almeno in pianta 8 torri circolari. Qualcuna di esse si è conservata oltre le fondamenta, in particolare una che raggiunge circa i 4 metri di altezza. Queste torri dovevano essere alte in origine circa 10 metri.
Castello di Bivona
Il castello di Bivona venne fatto edificare nella prima metà del '400 da Mariano d'Alagni , governatore di Monteleone, a difesa del porto. Il castello ha una pianta più o meno rettangolare con quattro torre circolari agli aangoli. Venne abbandonato alla fine del '600 per la formazione di paludi nelle vicinanze. D'allora il castello è rimasto in totale stato di abbandono, da poco è iniziato il restauro che lo renderà nuovamente agibile.
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