|
 |
Vibo Valentia,
città e capoluogo di provincia della Calabria (dal 1992);
si estende su un pianoro sommitale leggermente inclinato,
in vista del mar Tirreno, sui rilievi che costituiscono la
penisola di Tropea.
Centro dei bruzi (in posizione sempre considerata di grande
importanza strategica) chiamato Veip, toponimo da cui derivò
Vibo, venne colonizzato dai greci di Locri con il nome di
Hippónion. I romani, che vi introdussero una colonia nel 192 a.C.,
la chiamarono, con intenti augurali, Valentia. |
|
La città, divenuta in epoca imperiale
Vibo Valentia, fu fortificata in
seguito dai bizantini, e devastata nel IX e X secolo dai
saraceni. Riedificata da Federico II di Svevia, dal 1239 venne
chiamata Monteleone (nome probabilmente usato già in epoca
normanna, che mantenne fino al 1928). Dal 1420 fu per secoli
signoria di famiglie feudali. Dopo il periodo napoleonico e il
ritorno dei Borbone, Monteleone decadde, ma prese parte ai
moti del 1848. Le truppe di Giuseppe Garibaldi vi entrarono
nell'agosto 1860.
Vibo Valentia è suddivisa in due parti dalla sua tessitura
urbanistica: in basso, la città settecentesca e moderna, a vie
rettilinee; in alto, il nucleo medievale, con stradette
tortuose e ripide, spesso a gradinate. Fuori città, a
nord-est, si trova uno dei maggiori segmenti delle mura greche
di Hippónion, del V-IV secolo a.C., a grandi blocchi (vicino,
la base di un tempio dorico coevo e il belvedere Grande, dal
quale la vista spazia dal Capo Palinuro all'Etna). In alto,
sul ciglio superiore del ripiano, è il Castello, di origine
normanna con vari interventi successivi, che ospita il Museo
archeologico statale, dove sono conservati reperti locali
preistorici, protostorici, greci e romani, fra cui una
laminetta in oro del V-IV secolo a.C. Nella parte alta si
trovano inoltre il quattrocentesco Palazzo Romei e la chiesa
di San Michele, rinascimentale di forme toscane, del 1519.
Nella città bassa sorgono il Duomo, barocco (costruito fra il
1680 e il 1723), con tre statue cinquecentesche di Antonello
Gagini e, nell'ex convento del XV-XVI secolo, detto
Valentianum, i musei d'arte sacra e dell'emigrazione.
L'economia si basa prevalentemente sul commercio dei prodotti
del circostante territorio agricolo (cereali, olive, uva,
agrumi), che si vale anche dell'attivo porto di Vibo Valentia
Marina, dove si trovano industrie alimentari, chimiche,
meccaniche e di materiali da costruzione. La provincia, nata
nel 1996, che comprende cinquanta comuni ed è collinosa e in
minor parte montagnosa, è dedita, oltre che all'agricoltura,
alla pesca, a vario artigianato e all'attività turistica
balneare. |